Riso, prezzi dimezzati: Confagricoltura MILOMB lancia l’allarme sulla sopravvivenza del settore

(Milano, 25 giugno 2026) – Una tempesta perfetta si è abbattuta sulla risicoltura. Alla caduta verticale delle quotazioni – con cali che per le varietà da risotto simbolo del Made in Italy, come Arborio e Carnaroli, arrivano al 40-50% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno – si somma una pressione delle importazioni estere senza precedenti e l’incognita di una stagione che si annuncia segnata dalla siccità. Un quadro che mette a rischio la tenuta di un comparto strategico.

Prezzi dimezzati: il crollo delle quotazioni del riso

«Oggi la situazione è grave ed è dovuta ai prezzi bassi, in alcuni casi dimezzati rispetto all’andamento normale del mercato – spiega Giuseppe Signorelli, presidente della Sezione Riso di Confagricoltura Milano, Lodi e Monza Brianza – Per dare un’idea, il Baldo da risotto l’anno scorso si pagava 70 euro, quest’anno 33: praticamente metà prezzo. Ma in sofferenza sono tutti i risi da risotto, e anche i parboiled e i lunghi registrano un deprezzamento importante: significa che arriveremo all’autunno con una situazione debitoria pesante».

Una crisi che, avverte Signorelli, ha una natura inedita: «In passato i momenti di difficoltà non sono mancati, ma qui siamo di fronte a una situazione completamente nuova, determinata dagli accordi internazionali. Stiamo subendo importazioni massicce sia sia da Myanmar e Cambogia, senza dazi, sia dall’Estremo Oriente, perché i nostri dazi sono troppo bassi e fermi da 22 anni. Non possiamo sopportare questa concorrenza. E all’orizzonte ci sono nuovi accordi commerciali con Thailandia e Australia: la Thailandia produce venti volte quello che produciamo noi, e lo stesso vale per l’Australia. Sono gli effetti pesantissimi della globalizzazione».

A pesare è anche la dinamica dei costi: «Oltre agli aumenti su fertilizzanti e gasolio, paghiamo carissime le sementi, con un rapporto di uno a cinque: la semente viene fatta pagare cinque volte al chilo rispetto a quanto ci viene riconosciuto alla vendita. Uno scandalo, perché la conseguenza, con l’attuale normativa PAC, è che il premio finisce tutto ai sementieri».

Importazioni estere e globalizzazione: la causa principale della crisi

Si aggiunge poi il nodo dei controlli sulle importazioni, che, secondo Signorelli, resta irrisolto: «L’Europa riesce a controllare in media solo il 3% delle importazioni, tutto il resto entra comunque. Servirebbe una norma per cui chi importa in Europa, se non viene controllato da un ente pubblico, debba rendersi responsabile delle analisi di ciò che importa».

Pacchiarini: “Concorrenza sleale e standard non rispettati”

Sul fronte sanitario e della concorrenza sleale interviene anche Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura: «Siamo invasi da risi di importazione che non hanno alcuna tutela sotto il profilo delle norme igienico-sanitarie, e che arrivano da Paesi dove c’è sfruttamento della manodopera e costi di produzione molto più bassi proprio perché privi dei vincoli ambientali, sanitari e sociali imposti ai nostri agricoltori».

La stagione irrigua resta una variabile critica. Si stanno già verificando impossibilità a portare a termine le coltivazioni- L’evapotraspirazione data dal caldo anomalo è elevata e la dotazione idrica normale, che fino a ieri copriva il fabbisogno, non basta più.

Da Confagricoltura arriva quindi una richiesta unanime di interventi per scongiurare il tracollo. Sul piano del sostegno alle imprese, l’Unione europea ha previsto di erogare la PAC in anticipo, ma occorreranno strumenti di sostegno come il credito agevolato per le aziende agricole, per sperare di superare la stagione. Sul fronte della concorrenza internazionale, l’organizzazione chiede misure europee di salvaguardia realmente efficaci e un adeguamento dei dazi, oggi incapaci di reggere l’urto delle importazioni a dazio zero e delle nuove intese commerciali in arrivo.

Una partita che si gioca anche sul futuro stesso della coltura. Perché per alcuni produttori sarà persino conveniente togliere superfici alla risicoltura per destinarle ad altro, a partire dal frumento e pioppicoltura. E il rischio vero è che siano soprattutto i giovani ad abbandonare

L’Immagine in evidenza è stata generata con l’AI

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