Il sequestro da oltre 10 milioni in Lomellina colpisce 14 aziende. Pacchiarini e Signorelli: «Il sistema di tutela ha funzionato, ora sostenere chi rispetta le regole».
Il sequestro da oltre 10 milioni di euro eseguito in Lomellina dalla Guardia di Finanza di Pavia e dagli ispettori dell’ICQRF, l’organismo del Ministero dell’Agricoltura che vigila sulla qualità dei prodotti agroalimentari, colpisce 14 aziende agricole accusate di aver venduto come biologico riso coltivato con diserbanti e concimi chimici non ammessi. Interviene Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza: «Chi ha sbagliato risponda delle proprie responsabilità, ma la nostra priorità oggi è tutelare il lavoro delle migliaia di aziende che coltivano riso rispettando le regole».
Cosa contesta l’inchiesta
Secondo l’inchiesta, coordinata dalla Procura di Pavia e avviata su segnalazione di FederBio, la federazione della filiera biologica italiana, tra il 2018 e il 2023 sarebbero state commercializzate come bio circa 40.000 tonnellate di riso, con un sovrapprezzo di 9,8 milioni di euro e 400.000 euro di contributi europei percepiti indebitamente. I reati contestati sono frode in commercio e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche.
Il danno per gli agricoltori onesti
«Il danno più grave lo hanno subito proprio gli agricoltori onesti», sottolinea Pacchiarini. «Chi coltiva biologico accetta rese più basse e costi più alti in cambio di un prezzo che riconosce quel lavoro. Immettere sul mercato riso convenzionale spacciato per bio significa schiacciare i prezzi dei colleghi corretti e ingannare il consumatore che paga di più per una scelta di valore».
Nessun rischio per la salute dei consumatori
Giuseppe Signorelli, presidente della sezione di prodotto Riso di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza, riporta la vicenda nelle sue giuste proporzioni: «Il sequestro di oggi chiude un’indagine avviata tre anni fa. La Guardia di Finanza è intervenuta allora, interrompendo una pratica sleale che si è esaurita da tempo: quelle aziende non producono più biologico».
E aggiunge, per tranquillizzare i consumatori: «Il riso finito sul mercato era stato trattato con prodotti ammessi nell’agricoltura convenzionale, quindi entro i limiti di legge. Nessun pericolo per la salute delle persone, il danno è stato di natura commerciale. Parliamo di poche persone a fronte delle migliaia che in questo territorio producono riso rispettando le regole».
La crisi del riso sullo sfondo
«C’è però un tema di fondo che questa vicenda mette in luce», osserva Signorelli. «Il settore risicolo attraversa una crisi profonda e sempre più aziende si trovano a vendere il prodotto sotto i costi di produzione. Quando la prospettiva è chiudere, la tentazione di uscire dalle regole cresce. Non è una giustificazione, è un appello: a maggior ragione dobbiamo sostenere le imprese che lavorano correttamente e fare in modo che il valore aggiunto del riso, bio o convenzionale, torni davvero a chi lo coltiva».
Il sistema di controlli ha funzionato
Confagricoltura sottolinea un aspetto che rischia di passare in secondo piano: il caso è emerso grazie a una segnalazione interna al settore, e sono state le rese fuori scala dichiarate dalle aziende a far scattare i controlli.
«Il messaggio che deve arrivare a chi legge questa notizia è che il sistema di tutela ha funzionato», conclude Pacchiarini. «Sono stati gli stessi produttori biologici a far emergere il caso, e i controlli hanno fatto il resto. Sarebbe ingiusto che il comportamento di pochi gettasse un’ombra su tutti. Chi lavora onestamente non teme i controlli, li chiede: controlli più efficaci sul campo e sul prodotto sono la migliore garanzia per il consumatore e la migliore difesa per le nostre imprese, che competono già con importazioni a dazio zero. Confagricoltura è pronta a collaborare con le istituzioni e gli organismi di certificazione perché episodi come questo non si ripetano».
