Caro fertilizzanti, aiuti a metà e l’Europa toglie il paracadute

Il contributo del Governo copre il 50% dell’aumento della spesa per i concimi. Ma da Strasburgo arriva la conferma della tassa sul carbonio anche sui fertilizzanti importati.

Il decreto firmato il giorno 16 settembre dal ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida stanzia 136 milioni di euro contro il caro fertilizzanti. È una buona notizia, ma a metà: il contributo compensa il 50% della maggiore spesa sostenuta dalle aziende. Nel frattempo il Parlamento europeo ha confermato la cancellazione della clausola di emergenza dalla nuova tassa europea sul carbonio, che si applica anche ai fertilizzanti importati. È la posizione di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza, che chiede tempi certi e brevi per gli aiuti e il ripristino della clausola nel negoziato finale a Bruxelles.

Il commento del presidente

«Il decreto è una buona notizia e riconosce un problema reale – dichiara Francesco Pacchiarini, presidente di Confagricoltura Milano Lodi Monza Brianza –. Ma copre il 50% dell’aumento, e per un’azienda che ha già seminato e concimato a costi pieni l’altro 50% resta a carico suo. Apprezziamo che l’accredito sia diretto e senza domande da presentare: chiediamo che i soldi siano sui conti delle aziende entro l’anno, senza aspettare la prossima campagna, perché un sostegno che arriva a campagna finita non è un sostegno».

Il decreto: 136 milioni, metà dei rincari

Il provvedimento mette insieme fondi europei e nazionali: 45 milioni arrivano dalla riserva di crisi per l’agricoltura attivata dall’Unione europea, 91 milioni sono risorse del Governo. Serviranno a coprire il 50% degli aumenti sostenuti da oltre 547mila aziende agricole italiane.

La priorità va alle colture che consumano più concime: cereali, mais, riso, colza, barbabietola da zucchero, olivo e nocciolo. L’accredito è diretto, senza domande da presentare.

Perché il caro concimi pesa sulla pianura di Milano e Lodi

I fertilizzanti azotati, i più usati in pianura, si producono a partire dal gas naturale e in buona parte arrivano in Europa dall’estero. La crisi in Medio Oriente ha contribuito ad aumentare i costi e a rendere più incerte le forniture. Il rincaro si è scaricato sugli agricoltori nel momento delle semine e delle concimazioni, quando la spesa non si può rinviare.

Per il territorio il tema è centrale: mais, cereali e riso sono le colture di riferimento, e il mais è la base dell’alimentazione delle stalle da latte. Un rincaro dei fertilizzanti si scarica quindi due volte: sul seminativo e sulla zootecnia.

CBAM: cos’è e perché preoccupa gli agricoltori

La CBAM (tassa sul carbonio alle frontiere) è una tassa ambientale sulle importazioni: chi porta in Europa prodotti fabbricati in Paesi con regole climatiche meno severe paga un sovrapprezzo proporzionale alle emissioni generate per produrli. L’obiettivo è evitare che le merci estere facciano concorrenza sleale a quelle europee, soggette a vincoli più stretti. Tra i prodotti tassati ci sono i fertilizzanti.

Nella revisione della norma era stata proposta una clausola di salvaguardia, che avrebbe permesso di sospendere temporaneamente la tassa in circostanze eccezionali come quella attuale, per non aggiungere un costo a un altro costo. Il Parlamento europeo l’ha respinta.

Resta la possibilità di destinare una parte del gettito della tassa ai settori in crisi, soluzione che Confagricoltura nazionale ha giudicato parziale, chiedendo un piano strutturato contro il caro fertilizzanti da costruire nel Trilogo, il negoziato finale tra Parlamento, Consiglio e Commissione che fissa il testo definitivo.

Le richieste: aiuti in tempi certi e un paracadute per le emergenze

«Quello che ci preoccupa di più è il segnale che arriva da Strasburgo – conclude Pacchiarini –. Una tassa sui fertilizzanti importati significa concimi più cari, in un momento in cui i nostri cerealicoltori e risicoltori vendono già sotto i costi di produzione. Bocciare la clausola di salvaguardia vuol dire togliere l’unico paracadute previsto per le emergenze. Il negoziato finale è l’ultima occasione per rimetterla nel testo: chiediamo ai parlamentari europei lombardi e al Governo, che sulla politica agricola comune ha appena preso posizione con la premier Meloni, di farsene carico».

L’associazione torna così sul tema dei costi di produzione, dopo la recente presa di posizione sul gasolio agricolo, quando aveva denunciato che il credito d’imposta si era fermato a maggio mentre i prezzi alla pompa continuavano a salire. https://confagricolturamilanolodi.it/credito-imposta-gasolio-agricolo-2026/

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